«Ciò che oltre modo era trasformato»
Collana: ALIA/ LETTERATURE E COMPLESSITÀ/2
ISBN: 978-88-6897-405-3
Che nel Decameron i corpi non conoscano requie – mutati, simulati, sognati, marchiati e generati – è tratto che percorre l’intera raccolta e ne sollecita una considerazione sul piano della costruzione narrativa. È il compito che questo lavoro assume, riconoscendo alla corporeità non solo il rango di tema ricorrente, ma anche quello strutturale di funzione: ciò per cui una novella può tanto trattenere quanto imporre l’agnizione, dissimulare un’identità o consegnarla infine a mutamento e restaurazione. Assunta come ipotesi la mobilità del corpo quale principio regolativo del racconto, l’autore la sottopone a verifica là dove essa si addensa, sino a mostrare come da tale instabilità dipenda, non di rado, lo scioglimento stesso delle vicende. Il percorso, che dal corpo del testo procede verso i corpi che il testo mette in scena, si giova costantemente del riscontro filologico e del confronto con le fonti. Ne risulta un Boccaccio di spiccata vocazione sperimentale, e insieme una via d’accesso al Cento novelle che tocca la teoria del racconto quanto la teoria letteraria trecentesca.
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